NO MAN’S SKY: nei cieli di nessun uomo

Fisica, magia e natura del nostro universo. Dentro No Man’s Sky. (di Luigi “BraunLuis” Marrone)

Schrodinger

Erwin Schrödinger è stato chiaro. Fin quando non avviene una interazione che attualizza cosa, fra le infinite possibilità, diviene realtà, tutto è possibile. Si tratta di magia. In misura ridotta, questo è ciò che avviene nell’universo di No Man’s Sky.

 

da DEEP INSIDE  PSM N°20 – SETTEMBRE 2014

Da svariati anni a questa parte, la fisica quantistica ha cercato di ipotizzare una Teoria del Tutto (Theory Of Everything, o TOE) che spieghi qualunque fenomeno sotteso alla generazione e al funzionamento della realtà, così come la percepiamo. Nei videogiochi, un mondo proceduralmente generato è un mondo che in pratica lancia una sfida a una TOE dell’universo. Una realtà che applica, de facto, la matematica dell’esistenza dove il paradigma quantistico sembra arrancare. Da un punto di vista costitutivo, tutto l’universo di No Man’s Sky – opera avanguardistica che sta facendo fremere le antenne degli appassionati di sci-fi e viaggi spaziali – è proceduralmente generato da un paradigma atomico. I climi, come i composti chimici atmosferici, sono determinati dalla quantità di luce irradiata dal sole più vicino. Colore dell’erba, creature e minerali presenti nel terreno, stessa cosa. La realtà virtuale dell’universo di gioco si sorregge su fondamenta derivate da quella reale, cioè plausibili e inattaccabili. Un pianeta con relativa flora, fauna e atmosfera scoperto da un utente, può essere condiviso con altro giocatore, in modo che quest’ultimo possa trovare nella propria mappa galattica il medesimo pianeta con le medesime condizioni di cui il primo colonizzatore è stato testimone. Ciò che però è stato specificato da Sean Murray, Managing Director di Hello Games, è che non vi sarà alcun multiplayer classico, in questo giro di giostra. Nessuno, in No Man’s Sky, potrà interagire con un altro giocatore. La galassia è la medesima per tutti, e le azioni “rilevanti” in questo universo, come ad esempio sterminare l’esistenza di una specie su di un dato pianeta, avverrà nella realtà di tutti. Ma, ripetiamolo, non ci si incontra mai. Ciò che più suggestiona di questa realtà, è l’ipotesi di poter sollevare alcune di quelle considerazioni che solitamente si fanno sull’esistenza umana, come quella che vuole tutti gli esseri umani percepire e condividere sì lo stesso universo, ma vivendo divisi, separati nel proprio mondo. Gli esseri umani agiscono sul medesimo pianeta, la Terra. Viene generata vita, si modificano le condizioni della Terra stessa, si utilizzano le risorse, le si trasforma… Ma alla fine “Nessun corpo ha mai conosciuto nessuno” (“Bodies”, da “Mellon Collie & the Infinite Sadness”, 1995. Smashing Pumpkins). Detto questo, ciò che resta centrale ai fini di questa analisi, è che in presenza di un giocatore, cioè di qualcuno che faccia valere la propria presenza, l’universo di No Man’s Sky viene rigenerato. Attraverso la pura matematica, che prevede la riformulazione di alcuni asset di base previste per ogni pianeta, l’universo esiste solo quando il giocatore è lì, di persona, ad osservarlo. Detto in altri termini, la presenza attiva l’esistenza. Quando non vi è nessuno, l’universo di No Man’s Sky letteralmente scompare.

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Non è un errore grafico. Questo è l’universo di No Man’S Sky come appare sui server di Hello Games quando non vi è la presenza di alcun giocatore. Un vuoto cosmico, ma potenziale di tutto.

Se Hello Games piazzasse milioni di telecamere in qualsiasi punto a caso del loro videogioco, in assenza di giocatori vi sarebbe il nero, il più profondo nulla. Riflettendoci bene, tutto questo ha dei risvolti inquietanti. Se nulla, in un gioco a generazione procedurale, “esiste” fin quando il giocatore non vi posa lo sguardo, tutto, di contro, diviene puro potenziale. Vale a dire che può esistere in tutte le sue forme, o nessuna al contempo. In altri termini, si tratta della funzione d’onda associata al principio di indeterminazione di Heisenberg, che dona senso ad alcune particolari domande tipo: “Esiste ancora la luna quando non la guardiamo? Dove finisce la realtà quando non la osserviamo?”. La crew di Hello Games, da un punto di vista gnostico, rappresenta il demiurgo, o il Deus ex machina dell’universo di gioco. Una funzione necessaria affinché tutto sia armonico e non crolli sotto l’incoerenza. Hello Games è il generatore dello spazio-tempo in cui ogni utente vivrà in un universo differente, ma interconnesso e collegato. Un po’ come essere nel campo della gravità quantistica a loop, per il quale lo spazio è una rete di nodi che collega tutti i punti fra loro. In No Man’s Sky, tutti gli universi possibili coesistono, benché ogni giocatore viva in uno solo di questi, generato per lui. Se sembra di sentir parlare un teorico di fisica quantistica, è perché No Man’s Sky si muove esattamente su questo principio, solo che lo fa con la matematica, che è come dire un altro modo (preciso, irrefutabile, esatto) di canalizzare in un videogioco le leggi che agiscono nell’universo. A questo punto, è normale chiedersi se un videogioco non lo abbia già risolto in sé, il nostro universo. Se la sua matematica, i suoi algoritmi procedurali funzionanti, non possano dare adito anche loro a una Teoria del Tutto, presentando un perfetto modello di come è stata generata la realtà nell’universo da noi conosciuto.

TeleCerebroLa mente influenza i comportamenti delle particelle quantiche. Può avvenire lo stesso fra le aspettative inconsce di un giocatore e tipo una console di gioco, quando c’è di mezzo un mondo proceduralmente generato?

 

 

 

Ma spingiamoci un po’ oltre. In fisica quantistica, i quanti rappresentano l’aspetto fluttuante e discontinuo della realtà fisica. È stato appurato che le particelle subatomiche tendono a reagire secondo le aspettative dell’osservatore. Basta osservarle, o pensarle, che il loro comportamento ne riceve gli influssi. Esiste quindi qualcosa, nell’uomo, a livello cosciente e non, che interferisce sullo stato della materia per il solo fatto che la si sta osservando. Da qui sgorgano tutte le teorie New Age e oltre, secondo le quali il pensiero umano “crea” o in qualche modo influisce sulla realtà, che nella fattispecie diviene potenziale, cioè influenzata dalle aspettative soggettive di chi la esperisce. Nulla vieta di pensare che possa avvenire la stessa cosa in No Man’s Sky. Trattandosi di un universo potenziale, cioè di un generatore procedurale basato sul modello atomico, esso potrebbe entrare in risonanza correlata con quello che ci aspettiamo di trovarvi giocando. Risorse minerarie, climi, nemici, fauna… Può sembrare azzardato, ma chi può smentire l’ipotesi che la conformazione ecologica di un pianeta non venga influenzata dall’inconscio del giocatore che attiverà gli algoritmi che vi soggiacciono? Dualshock 4 a parte, chi può mai dire come comunicano la tecnologia del cervello umano, con la sua nota carica elettromagnetica, e quella dell’hardware di Playstation 4, che sta generando un universo in modo procedurale? Si tratta di una eventualità plausibile, inutile negarlo. In un qualsiasi altro videogioco, tipo un Grand Thef Auto a caso, ogni modello 3D è disegnato, impostato e ragionevolmente fissato. Un grattacielo giù a Los Santos esiste anche quando siamo da tutt’altra parte e non lo stiamo osservando. In altri termini, nella maggior parte dei videogiochi il potenziale dato dal caso non esiste. In tali condizioni, nessuna configurazione che possa emergere da sola è possibile. Quando in una Playstation 4 sta girando No Man’s Sky, la faccenda si fa invece potenziale. Si entra nel campo delle fluttuazioni quantiche, un po’ come se l’ammiraglia Sony divenisse un acceleratore di particelle sperimentale. Spostando il discorso ancora più in là, le considerazioni più illuminate sull’operatività della magia nell’universo vertono tutte su di una affermazione che personalmente mi trova piuttosto d’accordo. La magia interviene attivamente “fabbricando” eventi che non esistono nel divenire, cioè creandoli. Impossibile sapere se si otterrà una realizzazione positiva nelle operazioni magiche, prima di effettuarle. Solo e soltanto con l’azione, cioè con l’intervento effettivo, si potrà capire cosa succederà. No Man’s Sky, così come quei videogiochi settati in universi proceduralmente generati, soddisfa in pieno tali condizioni, trattandosi di una continua matematica operativa, in azione totale. Una frontiera liminale che spinge le condizioni favorevoli di tutto questo al loro massimo ideale, caricandolo di potenziale. Non è quindi un caso se, neanche si trattasse di organismi viventi da studiare, lo stesso Sean Murray si sia dichiarato eccitato dall’idea di non sapere cosa diavolo può emergere dai sistemi procedurali messi su da Hello Games. Dove i videogiochi battono sempre la stessa strada, presentando la medesima esperienza per tutti, la frontiera del futuro potrebbe essere proprio l’ignoto. Ciò vuol dire giocarsi la partita nel campo potenziale di possibilità, al fine di riscrivere nuove storie da nessun uomo sceneggiate. Da un punto di vista magico, si tratta d’immaginare per intuizione ciò che sia possibile che accada, e indurlo ad accadere. Per altri versi, si tratta davvero di accordarsi alla natura profonda dell’universo, entrando in sintonia con le sue leggi fondanti. Sean Murray e gli inglesi di Hello Games sanno bene che la generazione e la reiterazione dei contenuti, al fine di metamorfizzarli in innumerevoli variazioni, non è solo il cuore della tecnologia di No Man’s Sky, ma il principio su cui dovrebbe reggersi la nostra realtà. Le leggi che soggiacciono a certi tipi di esperienze videoludiche, impossibili per altre forme d’arte, potrebbero benissimo contenere al loro interno i meccanismi operativi che muovono i principi fondanti della stessa. Sempre che si abbia voglia di studiarli a dovere, e di considerare i videogiochi alla stregua di artefatti complessi, figli tecnologici di una meravigliosa avanguardia sperimentale a cui appassionarsi. Si tratta come sempre di scienza e dell’eccitazione della scoperta, di cui gli scienziati stanno giocandosi la partita già da tempo. Nel loro piccolo, esperienze come No Man’s Sky cospirano affinché possiamo giocarcela anche noi, spingendoci per primi verso i cieli di nessun uomo.

Procedural

 

 

Non c’è caricamento di sorta, in No Man’s Sky. L’universo è generato nello stesso momento in cui lo percepiamo, esattamente come avviene quando percepiamo la nostra realtà. È inquietante pensarci.

 

Luigi “BraunLuis” Marrone

About Alessandra Arcieri

Fondatrice del Movimento Cyberzen, storyteller, professionista audiovisivo media.

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