Il percorso di Nirvana (di Alexander Gnoli)

12042772_700796120022135_4475865745300798129_nIl film di Salvatores illustra il percorso del protagonista Jimi Dini (Christofer Lambert) verso la sua liberazione.
 Vediamo già all’inizio del film che Jimi vive una vita agiata, ma in una gabbia dorata. Le ambientazioni rispecchiano il classico cyberpunk: anche se nel mondo reale il film è uscito a circa 10 anni dalla trilogia dello sprawl di Gibson, in esso viene ricreato alla perfezione quel misto di immaginario classico a cui tutti noi ci aspettiamo, di luci al neon e palazzi futuristici.

Imprigionato dal lavoro con scadenze per un videogioco da completare a breve, dai ricordi ossessivi della sua fidanzata Lisa (Emmanuelle Seigner), che l’ha lasciato, dal petulante assistente vocale, ha l’uso delle droghe ricreative come unico mezzo per uscire da tutte queste pressioni. L’assistente vocale, che ora, nel 2016 ci fa sorridere, visto che l’abbiamo tutti noi sul cellulare o sul computer, nel film non fa altro che ricordare impegni a Jimi e dargli i ritmi della sua “prigionia”. Anche per noi l’assistente vocale sta cominciando ad appartenere alla vita quotidiana e per alcuni l’ha già permeata, ricordando appuntamenti; altri lo usano facendogli domande stupide per divertimento. Nel film, anche se all’epoca della realizzazione la tecnologia dell’IA conversazionali non era così sviluppata, già viene proiettato in avanti il problema della depersonalizzazione che crea: da uomo che dà ordini alla macchina si arriva al contrario. La macchina dà ordini continuamente e arriva a condizionare la vita delle persone, andando contro la loro autodeterminazione.
 Solo (Diego Abatantuono), il protagonista del videogioco, prende autocoscienza e chiedi a Jimi di venir cancellato, perché si rende conto di non essere reale, come un sogno di Zhuangzi che ha finalmente soluzione, e che essere artificiale non è una vera esistenza; chiede di farlo prima del rilascio previsto per Natale dai server dell’azienda. L’autocoscienza, tema tutt’oggi ancora dibattuto a partire dal problema della stanza cinese, per quanto riguarda le AI forti e i nuovi record contro i campioni di sport umani per le AI deboli, presenta una sorta di inizio dell’intreccio narrativo; un terremoto rispetto alla routine, un’epifania che da uno reale scopo alla vita di Jimi, il primo passo verso il processo di liberazione dalla sua gabbia dorata. Una liberazione che lo porterà al suo Nirvana, realmente inteso nel senso di abbandono, non solo spirituale, anche dello stile di vita che conduce, da “corporativo” nella ottica cyberpunk, un “asset” per la ditta, che in cambio gli dà il benessere materiale che il resto della popolazione non ha. La dicotomia sul benessere si vede bene dal personaggio del tassista, Corvo Rosso (Claudio Bisio), che fa di tutto, anche lavori sporchi, per poter riuscire a lavorare e stare “in centro”, nella zona benestante del mondo.

1196_47514651929_8608_nAbbandonando il quartiere benestante dell’agglomerato Nord in cui abita, per portare a termine il suo compito, Jimi finisce nello sprawl di Marrakech guidato dai ricordi, e delle sue ossessioni del passato che non vogliono abbandonarlo. Lo spawl, a differenza dell’agglomerato nord, ha le contaminazioni delle architetture e un ambiente nord africano, ma visto ancora con gli occhi del distopico futuro cyberpunk: il souk, sì caotico, ma allo stesso tempo molto anonimo, dove si può trovare il venditore di ramen cinesi come il banchetto tradizionale africano, è un non luogo che potrebbe rappresentare ogni parte del mondo ma, rispetto all’ambiente cyberpunk filo nordamericano a cui eravamo abituati prima, si nota già un inizio di distacco. Joystick (Sergio Rubini) vive ai limiti della società, pieno di debiti e ricercato continuamente dai suoi debitori: si è dovuto vendere gli occhi per riuscire ad avere dei soldi, come dice lui, pratica molto comune nel quartiere. E’ l’esatto opposto di Jimi, per la precarietà della vita e i suoi problemi di debiti e di salute, ma viene assoldato come hacker, per aiutarlo nel suo scopo. La loro frequentazione porta Jimi a capire meglio che quella che conduceva prima era una vita a metà, un sopravvivere e non vivere, e questo lo porta a iniziare il suo processo di liberazione, attraverso l’abbandono volontario di ciò e che possedeva fisicamente prima. 
Nel frattempo durante tutta la durata del film ci sono dei flash di quello che capita a Solo, intrappolato nella sua “giornata della marmotta” virtuale che lo sconforta: l’unica amica che ha nel gioco, Maria (Amanda Sandrelli) non gli crede riguardo al fatto che sono personaggi virtuali e non ricorda gli episodi che continuano a ripersi continuamente, a differenza di Solo. Quando viene mostrata a Maria una backdoor lasciata da Jimi, lei non ci crede e fa finta di nulla. Una non accettazione della realtà perché, a differenza degli altri personaggi, ha una mancata volotà di cambiamento e preferisce rimanere aggrappata all’idea di realtà più materiale in cui vive, tra lussi e agi. Questo suo modo di fare fa cadere ancora più nello sconforto Solo.
 Durante la fuga verso New Bombai incontriamo Naima (Stefania Rocca), un altro personaggio che vive ai limiti della società. Naima fa un ragionamento classico della filosofia hacker, riguardante la voglia di andare oltre il libretto delle istruzioni che, se non esiste, è meglio ancora. Una voglia di scoprire e andare oltre la funzione per cui è stata creato inizialmente l’oggetto, che troviamo in varie comunità, inizialmente hacker e adesso in quella maker. New Bombai è un luogo che perde completamente l’aspetto e il look cyberpunk classico, e ci si trova catapultati in una visione di una India senza tempo, con qualche richiamo alla tecnologia: qualche schermo a tubi catodici sparso, ma più per motivi funzionali alla trama che scenografici. Il tempo si è fermato per tutti, è il punto di arrivo della compagnia dei nostri pellegrini. La fidanzata che ossessionava i ricordi di Jimi è morta, ma i suoi ricordi sono in un chip, che viene letto dall’impianto di Naima. Una volta inserita la memoria, Jimi rivive gli episodi vissuti con Lisa attraverso Naima, finendo di fare l’amore con lei, in una sorte di esorcizzazione necrofila del ricordo.
Nella parte finale la rappresentazione del cyberspazio è molto diversa dal solito immaginario cyberpunk, perché si vede attraverso la proiezione dalla mente di chi “vola”. Una proiezione mentale di quello che uno ha dentro a dispetto delle lucine e cubi luminosi, tipiche delle produzione dell’epoca. La cancellazione del programma da parte di Jimi, grazie ai due compagni che lo guidano e lo aiutano, è un percorso di rinascita e redenzione dal passato: quelli che ha sono i suoi ricordi, e non quello che effettivamente è accaduto. Può così recidere tutti quei legami emotivi che lo legavano e bloccavano la sua evoluzione interiore.
In questo periodo di rilancio dei visori per la realtà virtuale, tecnologia abbandonata nel periodo successivo il lancio del film, per poi essere ripresa nell’ultimo anno grazie all’avanzamento tecnologico, vedere Christofer Lambert con un casco molto più vicino all’estetica steampunk che agli oggetti attuali, produce uno strano senso di nostalgia per un oggetto del passato che deve ancora venire.
L’ultima copia rimasta di Solo chiede cosa gli succederà dopo la cancellazione. Ci troviamo davanti al tema citato all’inizio riguardo il problema della stanza cinese e delle AI forti, e questa ultimi dubbi sono un interessante spunto per quanto riguarda i postulati di Searle.
Ci troviamo di fronte a film che parte dal cyberpunk classico, ma poi si arriva a toccare temi legati al misticismo orientale e spaziare in temi completamente estranei al cyberpunk. Vediamo il percorso di Jimi da ruota dell’ingranaggio corporativo a persona libera, e slegata da quello che lo incatenava prima. E’ simile al principio della rottura degli otto raggi per il raggiungimento del Nirvana, anche se il finale del film dà adito a varie interpretazioni.
 Non abbiamo davanti il classico film cyberpunk, ma la storia dei personaggi, che parte da una ambientazione cyberpunk e riesce ad uscirne, sia fisicamente che spiritualmente. Anche se è poco considerato all’estero, ritengo che questo film sia una visione obbligatoria del genere e penso che abbiamo un posto d’onore all’interno del manifesto CyberZen.

by Alexander Gnoli

About Alessandra Arcieri

Fondatrice del Movimento Cyberzen, storyteller, professionista audiovisivo media.